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SPREMUTA D’ARANCIONE

“Alziamo tutti le mani e votiamo.. il popolo di Milano ha votato all’unanimità.. abbiamo vinto”

No non è un Disk Jockey della riviera romagnola che alle tre di notte invita tutta la pista a votare per il pezzo più bello della serata e nemmeno Maria De Filippi che invita il pubblico del talent-show a votare per la migliore esibizione, ma è il baffuto Generale Antonio Pappalardo che invita il suo popolo in gilet arancione a votare per mandare a casa il Governo Conte reo di aver commesso gravi violazioni della Costituzione.

E’ stato questo l’atto finale dello storico discorso (dove storico è riferito agli annali del surrealismo) tenuto dall’ex Generale dal baffo ipertricotico in Piazza Duomo a Milano lo scorso 30 maggio in occasione del raduno del movimento dei Gilet Arancioni.

Come avere poche idee ma confuse.

Megafono in mano il Generale, oltre ad avere raccolto i voti unanimi della neo istituita Assemblea Costituente, ha arringato il suo monocolorato popolo illustrando i punti cardine del suo avveniristico programma politico.

Un concentrato di deliri che spaziano dal sovranismo politico e monetario ad un populismo in stile sudamericano, con diversi spruzzi di complottismo e antieuropeismo e vette elevatissime di cospirazionismo e di allucinazioni in stile Matrix come quelle sulla nocività dei vaccini e del 5G, responsabile quest’ultimo della diffusione del Coronavirus in Lombardia, fermo restando che la pandemia è soltanto un’invenzione ovvero un disegno politico organizzato (da chi non si comprende) per terrorizzarci, chiuderci in casa, schedarci e instaurare un nuovo ordine mondiale.

E’ parso di cogliere a molti in tale coacervo assai confuso di deliri un substrato ideologico di matrice più o meno fascista o fascistoide, un rigurgito di fascismo che parte dal basso (anzi dal sotterraneo) cavalcando l’occasione propizia di una crisi senza precedenti che scatena rabbia e rivendicazione sociale diffusa.

Tuttavia è evidente che più che di un rigurgito fascista si è trattato più che altro di un attacco di dissenteria acuta.

Dalle camicie nere ai gilet arancioni, infatti, non solo il passo non è breve ma è anche decisamente claudicante e reso difficoltoso da un evidente eccesso etilico.

Si è rimproverato ai Gilet Arancioni di avere creato assembramenti e di non avere indossato le mascherine, e occorre dire che in effetti l’uso della mascherina sarebbe stato particolarmente indicato nell’occasione non tanto per proteggersi dal contagio quanto soprattutto per nascondere la faccia.

Il movimento arancione, in ogni caso, come il suo militare condottiero, è molto ambizioso e dispone di un programma politico già pubblicato on line con i suoi 70 punti.

La lettura del programma crea non solo un senso di disorientamento ma anche di frustrazione perché lascia il lettore con la delusione di non essere riuscito a comprendere bene il senso dei punti programmatici pur avendo profuso il massimo sforzo per cercare di cogliervi quantomeno un minimo di ragionevolezza e di aderenza alla realtà.

Si parte dalla Riscritturazione dell’art.1 della Costituzione nel modo seguente: “L’Italia è una Repubblica Federale su sei Stati Confederati, Grande Nord-Ovest, Grande Nord-Est, Grande Centro, Grande Sud, Grande Sicilia, Grande Sardegna”, a cui segue “l’Istituzione di una sola Camera Legislativa, chiamata Congresso del Popolo, con eliminazione del Senato e dei Senatori a vita, con l’elezione di un parlamentare per ogni 500.000 abitanti”.

Una stramba idea di nazionalismo misto ad un federalismo di matrice vetero-leghista, la cui contraddizione è intrinseca, come in contraddizione con sé stesso è chiaramente chi è riuscito a concepirla.

C’è poi la proposta della nuova Costituzione dove non si parla di popolo italiano ma di Popoli Italici: “I Popoli Italici, accettando questa Carta, proclamano solennemente la loro fedeltà alla pace, alla tolleranza e alla solidarietà, concorrendo a diffonderle e a tutelarle nel mondo”.

Ovviamente poi una bella dose di autarchia con l’uscita dall’euro e l’istituzione della “nuova lira italica” da stampare entro i confini nazionali, con l’aggiunta dell’uscita dell’Italia sia dall’Onu che dalla Nato.

Un bel ritorno alla Religione di Stato con il “recupero della fede cristiana e dei valori identitari del Popolo Italiano, mediante lo sviluppo di specifiche attività sociali e culturali”, affiancato però subito dopo dalla “Riapertura delle Case chiuse, con controllo igienico/sanitario da parte del servizio pubblico, e trattamento fiscale analogo a quello degli altri cittadini”.

Si prevede, inoltre, il “Riordinamento delle Forze di Polizia, su due polizie a carattere generale, distinte per territorio e materi e il Riordinamento delle Forze Armate, su 30.000 militari addestrati per la difesa territoriale utilizzando le strategie della guerriglia”.

C’è poi la parte più complottistica, quella sui vaccini da rendere non più obbligatori ma facoltativi, con l’avvio “di una Commissione, composta da esperti nel settore, non condizionati dalle case farmaceutiche”, e quella sulle scie chimiche con l’“affidamento ad una Commissione di inchiesta per verificare l’esistenza e la pericolosità delle scie chimiche,” proposte “al di là della destra e della sinistra”.

Non mancano poi proposte, sempre grottesche, ma più divertenti e meno pericolose, come “l’Affiancamento di 4 Angeli custodi ad ogni cittadino: Poliziotto di quartiere, Medico, Operatore ecologico, Assistente Sociale”, oppure “l’Imposizione alle Società elettriche dell’abbassamento dell’amperaggio degli elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, ecc.), per la riduzione dei consumi e degli importi delle bollette elettriche”.

Insomma un programma che rispecchia pressochè fedelmente la personalità del suo autore ed estensore, il Generale delle truppe arancioni, colui che nel 2017 ha personalmente posto in arresto il Presidente della Repubblica Mattarella, che ha ottenuto direttamente da Mario Draghi l’autorizzazione a stampare la nuova Lira Umbra, e che si vanta anche di essere uno dei più grandi musicisti del mondo, come da lui stesso più volte ricordato: “le mie opere sono state eseguite in luoghi dove avevano accettato solo Mozart e Beethoven, in Vaticano sono considerato un genio illuminato da Dio, anzi, la segreteria del Presidente Trump mi ha chiesto di comporre qualcosa in suo onore”.

Ugo Antani


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