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MusicalMENTE * L'UOMO SULLA LUNA - QUANDO DAVID DIVENNE BOWIE

Il 20 luglio del 1969 l’astronauta Neil Armstrong diventava il primo uomo a mettere piede sulla Luna.

Pochi giorni prima che l’equipaggio dell’Apollo11 lasciasse la piattaforma del Kennedy Space Center per raggiungere la Luna e, precisamente, nove giorni prima dello storico allunaggio, un eccentrico ragazzotto di Brixton di nome David Robert Jones, che solo da qualche mese aveva deciso di farsi chiamare David Bowie, lanciava un 45 giri dal titolo “Space Oddity” destinato di lì a poco a fare la storia della musica.

Nel momento in cui Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin partirono per la loro impresa, la BBC decise di censurare “Space Oddity”, la quale, infatti, raccontando di una missione spaziale fallita, non appariva per nulla propizia e benaugurante per la riuscita dell’allunaggio.

Tuttavia, il destino volle che poi qualcuno dentro gli studi della BBC proprio nel corso della trasmissione televisiva dell’allunaggio decise di usare “Space Oddity” come sottofondo musicale mentre i membri dell’equipaggio poggiavano i loro piedi sul suolo lunare.

Fu così che il brano divenne l’incredibile trampolino di lancio della fantastica e inarrestabile avventura musicale di Bowie, e nonostante la canzone parlasse di un astronauta, lo sfortunato “Major Tom”, disperso per sempre nello spazio, essa finì per divenire il simbolo dell’epopea spaziale dello sbarco sulla luna.

In realtà ad ispirare “Space Oddity” fu la visione del film di Stanley Kubrick “A Space Odissey” da cui Bowie rimase talmente affascinato al punto da fornirgli l’idea di mettere in musica e versi la storia della tragica avvenuta spaziale di “Major Tom” disperso e alla deriva nello spazio e impossibilitato a comunicare con la Terra e con la Torre di Controllo.

Il brano, infatti, è una malinconica e psichedelica rappresentazione musicale del viaggio senza ritorno, dell’isolamento e della solitudine; “Major Tom” il personaggio immaginario creato da Bowie si perde nello spazio dove rimane isolato e fluttuante, guardando disperato il pianeta Terra da lontano sapendo che non potrà mai più farvi ritorno.

C’è tutta, quindi, la metafora del naufragio e dello smarrimento, della perdità di sé e della impossibilità di ritrovarsi, una metafora che qualche anno dopo, all’ingresso negli anni 80, sarà riproposta nel brano “Ashes to Ashes” (“cenere alla cenere”) in cui il Duca Bianco ricorda proprio l’astronauta “Major Tom” di “Space Oddity” che viene rievocato e salutato per sempre da Bowie che gli dedica una vera e propria orazione funebre prima di abbandonarlo definitivamente nello spazio.

“Space Oddity” da quel 20 luglio 1969 rimarrà per sempre nella storia come la colonna sonora che ha accompagnato il primo uomo sulla luna, anche se con l’epico allunaggio essa aveva assai poca attinenza, al punto che lo stesso Bowie si fece una gran risata affermando che probabilmente quelli della BBC nel decidere di mandarla in onda proprio nel corso dell’impresa di Armstrong e compagni probabilmente non avevano nemmeno letto le parole della sua canzone.

Ugo Antani



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