DELITTO E CASTIGO

IL SINDACO CONTRO I FEDELI CHE PREGANO

Chiesa di San Nicola, Lizzano (Taranto) 14 luglio: una veglia di preghiera organizzata dal parroco per chiedere a Dio di fermare l’iter di approvazione dell’ormai noto Disegno di Legge Zan-Scalfarotto che intende introdurre nuove fattispecie di reato connesse alla “omotransfobia”.

Alcuni attivisti del movimento Lgbt hanno tappezzano il sagrato di volantini di protesta circondando la Chiesa, sicchè il parroco, spaventato, ha chiamato i carabinieri che giunti sul posto si sono limitati ad identificare giustamente i manifestanti, esattamente come previsto dalla legge, trattandosi di una manifestazione non autorizzata.

Si è precipitata, tuttavia, sul posto la Sindaca Antonietta D’Oria la quale ha gridato allo scandalo e alla vergogna per la identificazione dei manifestanti, giungendo a chiedere ai Carabinieri di andare a identificare e “a prendere” i fedeli che stavano pregando all’interno della Chiesa, gridando "la vergogna è di chi è dentro la chiesa, prendete prima chi è lì”, come se stessero commettendo chissà quale atto illecito o di prevaricazione.

Ora, premesso che rimangono odiose tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sull’orientamento sessuale, e premesso che le comunità omosessuali fanno benissimo a difendere e tutelare i loro diritti già garantiti dal nostro ordinamento e dalla nostra Costituzione allorquando essi sono violati o calpestati dall’odio omofobo, l’episodio di Lizzano fa emergere tutte le contraddizioni e anche la pericolosità del Disegno di Legge Zan-Scalfarotto e gli aspetti perfino liberticidi che la sua approvazione potrebbe ingenerare.

L’idea della nuova legge è quella di estendere le fattispecie dell’articolo 604bis del codice penale che già punisce chi “propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", aggiungendovi: "oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere".

Il rischio, più che evidente, è che il voler perseguire penalmente “la propaganda delle idee” estendendola alla sfera degli orientamenti sessuali, si tramuti nel perseguire le idee stesse e la libera manifestazione del pensiero e delle opinioni, giungendo ad aberrazioni come quella di intromettersi perfino nella sfera religiosa e del culto praticato all’interno delle comunità religiose (esattamente ciò che è accaduto a Lizzano).

Un crinale assolutamente scivoloso e, soprattutto, pericoloso, considerando che di mezzo, ovviamente, ci sono posizioni meramente ideologiche e di mera propaganda politica la cui prerogativa principale è proprio la strumentalizzazione.

Si pone un serio problema di interpretazione della norma che potrebbe condurre ad una vera deriva liberticida: sarà ancora lecito ritenere che la famiglia tradizionale è il nucleo primigenio della società e che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre?, sarà ancora lecito ritenere che l’utero in affitto è un abominio e manifestare contrarietà alle adozioni omogenitoriali? sarà ancora lecito per un sacerdote spiegare e insegnare in parrocchia ai ragazzi la dottrina cristiana sul matrimonio e sulla sessualità?, oppure l’esprimere tali opinioni sarà punito con il carcere?

Non si voglia mai che l’episodio di Lizzano abbia costituito la prefigurazione di ciò che avverrebbe in caso di approvazione della nuova legge, che condurrebbe perfino alla intromissione nelle coscienze e nella intimità religiosa, giungendo a stabilire ciò per cui è lecito pregare e ciò che invece è vietato pensare e affermare nelle proprie preghiere e nelle proprie invocazioni al Signore.

Se poi lo scopo, più che giusto e lecito, è quello per cui gli omosessuali vengano considerati cittadini come tutti gli altri e con pari diritti, la nuova legge in realtà non realizza neppure questo scopo e, anzi, lo contraddice e lo mortifica, in quanto essa finirebbe per creare non una categoria di “uguali” agli altri ma, all’esatto contrario, una sorta di “categoria protetta” e differenziata, garantita dai divieti e dalle proibizioni imposte al pensiero e alle opinioni altrui e dalla censura, perfino a livello penale, del dissenso e della diversità di vedute.

C’è poi quello che forse è l’aspetto più delicato, ovvero la scuola e l’indottrinamento dei bambini e dei ragazzi, in quanto si vorrebbe spiegare ai bambini fin dai sei anni cosa sono l’omosessualità, la bisessualità e la transessualità, in palese violazione della libertà di educazione riservata ai genitori, i quali potrebbero ritrovarsi ad essere condannati per avere deciso di non mandare i propri figli a lezione di educazione sessuale transgender.

In buona sostanza quello che la nuova legge prefigura o rischia di creare è una vera e propria nuova “santa inquisizione”, dove la nuova religione è quella Lgbt e dove il dissenso viene non solo perseguito ma anche colpito con sanzioni e misure degne da campi di rieducazione, prevedendosi, oltre a sei anni di reclusione, anche lavori gratuiti per le associazioni Lgbt, la revoca della patente, del passaporto e della licenza di caccia e, una volta scontata la condanna, il coprifuoco con l’obbligo di rientro a casa al tramonto.

Oltre al delitto, quindi, anche il castigo e l’ignominia eterna.

Ugo Antani

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